Tecnologie e Ricerca

Start Up Innovativa

Data Advanced Research and Solution

Di seguito le descrizioni e le definzioni relativi alle terminologie ed argomenti che ci interessano.

Cloud

In informatica con il termine inglese cloud computing (in italiano nuvola informatica) si indica un paradigma di erogazione di risorse informatiche, come l’archiviazione, l’elaborazione o la trasmissione di dati, caratterizzato dalla disponibilità on demand attraverso Internet a partire da un insieme di risorse preesistenti e configurabili.
Le risorse non vengono pienamente configurate e messe in opera dal fornitore apposta per l’utente, ma gli sono assegnate, rapidamente e convenientemente, grazie a procedure automatizzate, a partire da un insieme di risorse condivise con altri utenti lasciando all’utente parte dell’onere della configurazione. Quando l’utente rilascia la risorsa, essa viene similmente riconfigurata nello stato iniziale e rimessa a disposizione nel pool condiviso delle risorse, con altrettanta velocità ed economia per il fornitore.
La correttezza nell’uso del termine è contestata da molti esperti: se queste tecnologie sono viste da Rob van der Meulen e Christy Pettey di Gartner come una maggiore evoluzione tecnologica offerta dalla rete Internet, da altri, come Richard Stallman, sono invece considerate come una parola ingannevole ideata dal marketing per far cadere gli utenti nel tranello dei software offerti come servizio, che spesso li privano del controllo delle loro attività informatiche.

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Big DATA

Viviamo in un mondo zeppo di informazioni, in un mondo di Big Data. L’efficace espressione inglese, che letteralmente significa “grandi dati”, indica le smisurate quantità di informazioni prodotte negli ambienti digitali e accumulate nelle banche dati di imprese e autorità pubbliche. La portata innovativa dei Big Data e i loro effetti dirompenti – o disruptive, come direbbero gli anglosassoni – si estendono, quasi per rigore definitorio,a una molteplicità di contesti che coinvolgono da vicino la nostra esistenza quotidiana. Vediamo quali sono partendo da due dati.
Primo dato. Oggi, nell’età dell’informazione, l’umanità produce informazioni ovunque e in ogni momento. Secondo il filosofo oxoniense Luciano Floridi, non viviamo più vite, ma onlives, in cui la linea di demarcazione fra virtuale e reale sfuma nelle azioni e nelle relazioni quotidiane. Secondo il report Digital in 2017 condotto da We Are Social e Hootsuite, gli italiani si collegano a Internet in media per otto ore al giorno (sei dal loro computer, due dal cellulare), spendendone due di queste sui social network (Facebook, Twitter ecc.). Nel gestire queste attività online, rilasciamo una quantità incalcolabile di dati personali sotto forma di bit. Dallo stato Facebook in cui si accusa una certa stanchezza mattutina, alla fotografia del panorama notturno postata su Instagram, siamo protagonisti di una diffusione di dati personali illimitata e gratuita, cui però non diamo troppa attenzione. Anche quando non pubblichiamo contenuti sul web (foto, stati, “storie”…), ma ci limitiamo a girovagare fra una pagina e l’altra, produciamo informazioni che sono indice delle nostre preferenze.

Secondo dato. Le nostre informazioni non si disperdono nell’etere digitale, ma cadono preda degli imprenditori digitali, cioè, principalmente, delle piattaforme digitali quali Facebook. Così, questi attori privati “sanno tutto” di noi e traggono ampi guadagni dalla vendita e dal riuso dei nostri dati personali – come testimonia, peraltro, la celebre classifica degli uomini più ricchi del mondo di Forbes di quest’anno, che vede il giovane rampante Mark Zuckerberg (il fondatore di Facebook) al quinto posto. Per esempio, se cerco su Google il biglietto aereo più conveniente per recarmi a Rodi la prossima estate, la mia bacheca Facebook sarà invasa dalle inserzioni pubblicitarie degli alberghi dell’isoletta greca.

Il lato oscuro. Il rovescio della medaglia è tutt’altro che marginale per gli utenti. Ci si chiede, infatti, quale sia il valore della privacy in un mondo in cui le informazioni viaggiano in rete alla velocità della luce, da un sito all’altro, e noi stiamo lì a guardare. Secondo il “papà” di Facebook, la riservatezza è morta sotto il fuoco innovativo e distruttivo dei social network, in cui non esitiamo a spiattellare al mondo le nostre personalità. È chiaro, quindi, che la privacy non sia più sinonimo di tutela della nostra vita privata nella società dell’informazione, ma divenga un fattore meramente “tecnico”. Oggi, il vero tema è il controllo delle informazioni personali di cui altri dispongono a fini commerciali, è l’uso che altri possono farne, è la facoltà di gestire liberamente il proprio patrimonio informativo. Tutti elementi che palesano il livello di tutela della privacy. In questo senso, i social forniscono agli utenti una serie di opzioni di trattamento, che costituiscono quello che in inglese si chiama privacy management. Per esempio, Facebook consente agli utenti di limitare il pubblico dei post e di scegliere chi ha la facoltà di contattarci: basta accedere alla sezione “privacy” delle impostazioni di Facebook per farsi un’idea. Ma altre situazioni sono molto meno gestibili. Prendiamo la nascita e la morte della nostra esistenza digitale, cioè l’iscrizione al social e la cancellazione dell’account. Nella prassi, la prima fase è veloce e poco complicata: inseriamo il nome, l’indirizzo email, accettiamo i termini del servizio (di solito senza sapere di che cosa si tratta), e il gioco è fatto. Qualora però decidessimo di leggere le interminabili e astruse condizioni del trattamento dei dati personali, due ore di tempo non sarebbero nemmeno sufficienti per farsi un’idea. E non sorprende che nessuna delle più popolari piattaforme digitali abbia dimostrato interesse a una qualche semplificazione. Se poi vogliamo eliminare il nostro profilo, le cose si fanno ancora più complicate. Prendiamo di nuovo il social per eccellenza, Facebook. Secondo i termini di servizio del sito, c’è differenza fra la disattivazione e l’eliminazione definitiva del proprio profilo. Se voglio optare per la prima possibilità, è sufficiente che faccia clic sull’apposito pulsante, ben nascosto nella sezione “protezione” delle impostazioni dell’account. A questo punto, però, il social networknon butta via il profilo per sempre, ma lo rende invisibile alle altre persone attive sulla piattaforma. Se invece desidero eliminare definitivamente l’account, devo comunicarlo a Facebook, che impiega fino a novanta giorni di tempo per cancellare le copie di backup dai sistemi di memoria. Facilmente desisterò dal portare a termine questa seconda operazione, notevolmente più costosa in termini di tempo.
Ma a mancanze di questo genere non diamo troppo peso, e preferiamo giustificare lo scarso controllo dei nostri dati sulla base di un non troppo razionale atto di fiducia verso i Grandi Fratelli dei dati. Insomma, dopo aver dimenticato la riservatezza, dovremo pure rinunciare a quel che rimane del diritto alla protezione dei dati in nome dell’innovazione tecnologica?

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IOT – Internet delle Cose descrizione

In telecomunicazioni Internet delle cose (o, più propriamente, Internet degli oggetti o IoT, acronimo dell’inglese Internet of things) è un neologismo riferito all’estensione di Internet al mondo degli oggetti e dei luoghi concreti. Introdotto da Kevin Ashton, cofondatore e direttore esecutivo di Auto-ID Center (consorzio di ricerca con sede al MIT), durante una presentazione presso Procter & Gamble nel 1999. Il concetto fu in seguito sviluppato dall’agenzia di ricerca Gartner.
L’Internet delle cose è una possibile evoluzione dell’uso della Rete: gli oggetti (le “cose”) si rendono riconoscibili e acquisiscono intelligenza grazie al fatto di poter comunicare dati su se stessi e accedere ad informazioni aggregate da parte di altri. Le sveglie suonano prima in caso di traffico, le scarpe da ginnastica trasmettono tempi, velocità e distanza per gareggiare in tempo reale con persone dall’altra parte del globo, i vasetti delle medicine avvisano i familiari se si dimentica di prendere il farmaco. Tutti gli oggetti possono acquisire un ruolo attivo grazie al collegamento alla Rete.
Per “cosa” o “oggetto” si può intendere più precisamente categorie quali: dispositivi, apparecchiature, impianti e sistemi, materiali e prodotti tangibili, opere e beni, macchine e attrezzature. Questi oggetti connessi che sono alla base dell’Internet delle cose si definiscono più propriamente smart objects (oggetti intelligenti) e si contraddistinguono per alcune proprietà o funzionalità. Le più importanti sono identificazione, connessione, localizzazione, capacità di elaborare dati e capacità di interagire con l’ambiente esterno.
L’obiettivo dell’internet delle cose è far sì che il mondo elettronico tracci una mappa di quello reale, dando un’identità elettronica alle cose e ai luoghi dell’ambiente fisico. Gli oggetti e i luoghi muniti di etichette Identificazione a radio frequenza (Rfid) o Codici QR comunicano informazioni in rete o a dispositivi mobili come i telefoni cellulari.
I campi di applicabilità sono molteplici: dalle applicazioni industriali (processi produttivi), alla logistica e all’infomobilità, fino all’efficienza energetica, all’assistenza remota e alla tutela ambientale.

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Blockchain

La blockchain (letteralmente “catena di blocchi”) è una struttura dati condivisa e immutabile. È definita come un registro digitale le cui voci sono raggruppate in “pagine” (dette blocchi), concatenate in ordine cronologico, e la cui integrità è garantita dall’uso di primitive crittografiche. Sebbene la sua dimensione sia destinata a crescere nel tempo, è immutabile in quanto, di norma, il suo contenuto una volta scritto è non più modificabile né eliminabile, a meno di non invalidare l’intera struttura.
La blockchain è dunque assimilabile a un database distribuito, gestito da una rete di nodi, ognuno dei quali ne possiede una copia privata. Non è richiesto che i nodi coinvolti conoscano l’identità reciproca o si fidino l’un l’altro. Difatti, per garantire la coerenza tra le varie copie, l’aggiunta di nuovo blocco è globalmente regolata da un protocollo condiviso. Una volta autorizzata l’aggiunta del nuovo blocco, ogni nodo aggiorna la propria copia privata: la natura stessa della struttura dati garantisce l’assenza di una sua manipolazione futura.
Grazie a tali caratteristiche, la blockchain è considerata paragonabile alle banche dati e ai registri gestiti in maniera centralizzata da autorità riconosciute e regolamentate (pubbliche amministrazioni, banche, assicurazioni, intermediari di pagamento, ecc.), e ne rappresenta pertanto un’alternativa in termini di sicurezza, affidabilità e costi.

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I.A.intelligenza artificiale

«L’intelligenza artificiale (o IA, dalle iniziali delle due parole, in italiano) è una disciplina appartenente all’informatica che studia i fondamenti teorici, le metodologie e le tecniche che consentono la progettazione di sistemi hardware e sistemi di programmi software capaci di fornire all’elaboratore elettronico prestazioni che, a un osservatore comune, sembrerebbero essere di pertinenza esclusiva dell’intelligenza umana.»
Definizioni specifiche possono essere date focalizzandosi o sui processi interni di ragionamento o sul comportamento esterno del sistema intelligente ed utilizzando come misura di efficacia o la somiglianza con il comportamento umano o con un comportamento ideale, detto razionale:
Agire umanamente: il risultato dell’operazione compiuta dal sistema intelligente non è distinguibile da quella svolta da un umano.
Pensare umanamente: il processo che porta il sistema intelligente a risolvere un problema ricalca quello umano. Questo approccio è associato alle scienze cognitive.
Pensare razionalmente: il processo che porta il sistema intelligente a risolvere un problema è un procedimento formale che si rifà alla logica.
Agire razionalmente: il processo che porta il sistema intelligente a risolvere il problema è quello che gli permette di ottenere il miglior risultato atteso date le informazioni a disposizione.
L’intelligenza artificiale è una disciplina dibattuta tra scienziati e filosofi poiché manifesta aspetti etici oltre che teorici e pratici. Stephen Hawking nel 2014 ha messo in guardia riguardo i pericoli dell’intelligenza artificiale e la considerava una minaccia per la sopravvivenza dell’umanità.

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Industria 4.0

Il concetto di “Quarta rivoluzione industriale”
I risultati ottenuti dalla Germania a livello produttivo hanno portato molti altri paesi a perseguire questa politica; per questo sono stati svolti numerosi studi fino ad ora: tra i più conosciuti, quelli di McKinsey, Boston Consulting e Osservatori del Politecnico di Milano. Questi studi hanno portato a definire l’impatto che queste nuove politiche avranno sul contesto sociale ed economico, definendo questo passaggio storico “Quarta rivoluzione industriale”.
Dalla ricerca The Future of the Jobs presentata al World Economic Forum è emerso che, nei prossimi anni, fattori tecnologici e demografici influenzeranno profondamente l’evoluzione del lavoro. Alcuni, come la tecnologia del cloud e la flessibilizzazione del lavoro, stanno influenzando le dinamiche già adesso e lo faranno ancora di più nei prossimi 2-3 anni. L’effetto sarà la creazione di 2 milioni di nuovi posti di lavoro, ma contemporaneamente ne spariranno 7, con un saldo netto negativo di oltre 5 milioni di posti di lavoro. L’Italia ne esce con un pareggio (200 000 posti creati e altrettanti persi), meglio di altri Paesi come Francia e Germania. A livello di gruppi professionali, le perdite si concentreranno nelle aree amministrative e della produzione: rispettivamente 4,8 e 1,6 milioni di posti distrutti. Secondo la ricerca compenseranno parzialmente queste perdite l’area finanziaria, il management, l’informatica e l’ingegneria. Cambiano di conseguenza le competenze e abilità ricercate: nel 2020 il problem solving rimarrà la soft skill più ricercata, e parallelamente, diventeranno più importanti il pensiero critico e la creatività. Il Governo Italiano, seguendo l’esempio di Stati Uniti, Inghilterra, Germania e Giappone, ha posto in essere una serie di misure per incentivare gli investimenti funzionali alla trasformazione tecnologica. Il progetto, che stima generare una spesa tra gli 80 e i 90 miliardi di euro, ha preso il nome di “Impresa 4.0”.
L’industria 4.0 passa per il concetto di smart factory che si compone di 3 parti:
Smart production: nuove tecnologie produttive che creano collaborazione tra tutti gli elementi presenti nella produzione ovvero collaborazione tra operatore, macchine e strumenti.
Smart services: tutte le “infrastrutture informatiche” e tecniche che permettono di integrare i sistemi; ma anche tutte le strutture che permettono, in modo collaborativo, di integrare le aziende (fornitore – cliente) tra loro e con le strutture esterne (strade, hub, gestione dei rifiuti, ecc.)
Smart energy: tutto questo sempre con un occhio attento ai consumi energetici, creando sistemi più performanti e riducendo gli sprechi di energia secondo i paradigmi tipici dell’Energia sostenibile.
La chiave di volta dell’industry 4.0 sono i sistemi ciberfisici (CPS) ovvero sistemi fisici che sono strettamente connessi con i sistemi informatici e che possono interagire e collaborare con altri sistemi CPS. Questo sta alla base della decentralizzazione e della collaborazione tra i sistemi, che è strettamente connessa con il concetto di industria 4.0.

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Tecnologie APP IOS ANDROID

In informatica, un’applicazione mobile (nota anche con l’abbreviazione app) è un’applicazione software dedicata ai dispositivi di tipo mobile, quali smartphone o tablet.
Un’app per dispositivi mobili si differenzia dalle tradizionali applicazioni sia per il supporto con cui viene usata sia per la concezione che racchiude in sé. Si tratta a tutti gli effetti di un software applicativo che per struttura informatica è molto simile a una generica applicazione, ma che generalmente è caratterizzata da una semplificazione ed eliminazione del non strettamente necessario, al fine di ottenere leggerezza, essenzialità e velocità, in linea con le limitate risorse hardware dei dispositivi mobili rispetto ai desktop computer. Questo fa sì che le funzionalità delle app siano molto limitate in quanto molto mirate ad una determinata funzione. Il nome stesso, di per sé un’abbreviazione, può essere percepito come una semplificazione del nome completo “applicazione” per dare l’idea di un qualcosa di semplice e piccolo. Le app si suddividono in app native e web app, con i casi intermedi o misti che vengono talvolta definiti app ibride.
La piccola icona che rappresenta un contatore di colore rosso posta nell’angolo destro superiore dell’icona di un’app si chiama badge e notifica all’utente il numero di elementi non letti.

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Robotica

La robotica è la disciplina dell’ingegneria che studia e sviluppa metodi che permettono a un robot di eseguire dei compiti specifici riproducendo in modo automatico il lavoro umano. Anche se la robotica è una branca dell’ingegneria, più precisamente della meccatronica, in essa confluiscono anche approcci di molte discipline sia di natura umanistica, come linguistica, sia scientifica: biologia, fisiologia, psicologia, elettronica, fisica, informatica, matematica e meccanica.

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3D e Quarta dimensione

Il termine quarta dimensione è generalmente riferito ad una estensione degli oggetti ulteriore rispetto alla lunghezza, alla larghezza e alla profondità, che implica la necessità di una ulteriore coordinata oltre a quelle spaziali per individuare univocamente la posizione dei punti.
La quarta dimensione ammette come ogni altra dimensione una descrizione astratta nell’ambito della topologia, dove spazi con dimensioni superiori a tre discendono naturalmente dalla generalizzazione dei concetti geometrici elementari come retta, superficie e volume. In fisica, e in particolare nella teoria della relatività, la quarta dimensione è riferita al tempo, componente che costituisce lo spazio-tempo quadridimensionale unificato in cui occorrono ed esistono tutti gli eventi del nostro universo.
Dal punto di vista matematico, oltre alla quarta dimensione possono esserne aggiunte altre che possono avere caratteristiche anche completamente differenti rispetto a quelle della geometria euclidea. Dal punto di vista fisico, sono state proposte alcune teorie volte a meglio descrivere le interazioni fondamentali tra le particelle, che prevedono l’esistenza di ulteriori dimensioni oltre al tempo e alle tre spaziali. In questi ambiti il tempo può essere indicato come l’ultima dimensione possibile e il termine “quarta dimensione” può riferirsi semplicemente a una delle dimensioni spaziali aggiuntive. Esempi di modelli di questo tipo sono la teoria delle stringhe e le teorie di Kaluza-Klein.
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Cyber Security

La sicurezza informatica (in inglese information security) è l’insieme dei mezzi e delle tecnologie tesi alla protezione dei sistemi informatici in termini di disponibilità, confidenzialità e integrità dei beni o asset informatici; a questi tre parametri si tende attualmente ad aggiungere l’autenticità delle informazioni.
Un sinonimo spesso usato è cybersecurity, termine che ne rappresenta una sottoclasse essendo quell’ambito della sicurezza informatica che dipende solo dalla tecnologia informatica.
Nella sicurezza informatica sono coinvolti elementi tecnici, organizzativi, giuridici e umani. Per valutare la sicurezza è solitamente necessario individuare le minacce, le vulnerabilità e i rischiassociati agli asset informatici, al fine di proteggerli da possibili attacchi (interni o esterni) che potrebbero provocare danni diretti o indiretti di impatto superiore a una determinata soglia di tollerabilità (es. economico, politico-sociale, di reputazione, ecc…) a un’organizzazione.

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System Integration e Information Technology

System integration is defined in engineering as the process of bringing together the component sub-systems into one system (an aggregation of subsystems cooperating so that the system is able to deliver the overarching functionality) and ensuring that the subsystems function together as a system, and in information technology as the process of linking together different computing systems and software applications physically or functionally, to act as a coordinated whole.
The system integrator integrates discrete systems utilizing a variety of techniques such as computer networking, enterprise application integration, business process management or manual programming.
System integration involves integrating existing, often disparate systems in such a way “that focuses on increasing value to the customer” (e.g., improved product quality and performance) while at the same time providing value to the company (e.g., reducing operational costs and improving response time). In the modern world connected by Internet, the role of system integration engineers is important: more and more systems are designed to connect, both within the system under construction and to systems that are already deployed.
Il compito del system integrator è quello di far dialogare impianti diversi tra di loro allo scopo di creare una nuova struttura funzionale che possa utilizzare sinergicamente le potenzialità degli impianti d’origine e creando quindi funzionalità originariamente non presenti. Gli integratori di sistemi possono lavorare in campi diversi ma il termine è nato nel contesto dell’information technology (IT), dell’industria della difesa e dei media.
Nel campo dell’IT gli integratori di sistemi connettono sistemi eterogenei in modo che questi possano avere in input processare, salvare, categorizzare dati. Ad esempio un integratore di sistemi può costruire una soluzione informatica che integri un database DB2, un sito web, una applicazione legacy in Cobol su host e una risorsa esterna per il cripting via ejb trasformando tutto questo in una applicazione unica che soddisfi le necessità del cliente.
I system integrator possono essere anche una tipologia di carriera nell’ambito dell’IT. Gli integratori di sistemi devono essere molto capaci di conformare i prodotti esistenti ai bisogni del cliente. Un’attitudine al ragionamento induttivo è utile per capire velocemente come utilizzare un sistema informatico o una GUI. Un manager del settore generalmente trae benefici dal non essere uno specialista, conoscendo quanto basta di una gran quantità di prodotti. L’integrazione di sistemi, come lavoro, include molta diagnostica e di troubleshooting che infine naturalmente saranno gli specialisti a trattare.

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Simulation

Nelle scienze applicate per simulazione si intende un modello della realtà che consente di valutare e prevedere lo svolgersi dinamico di una serie di eventi o processi susseguenti all’imposizione di certe condizioni da parte dell’analista o dell’utente. Un simulatore di volo, ad esempio, consente di prevedere il comportamento dell’aeromobile a fronte delle sue caratteristiche e dei comandi del pilota.

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Realtà Aumentata

Per realtà aumentata, o realtà mediata dall’elaboratore, si intende l’arricchimento della percezione sensoriale umana mediante informazioni, in genere manipolate e convogliate elettronicamente, che non sarebbero percepibili con i cinque sensi.
Il cruscotto dell’automobile, l’esplorazione della città puntando lo smartphone o la chirurgia robotica a distanza sono tutti esempi di realtà aumentata.

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Onlife: essere umani nell’era digitale di Luciano Floridi

Cosa significa essere umani nell’era digitale? La domanda non è così scontata, se a un gruppo di ricercatori guidati da Luciano Floridi (il padre della filosofia dell’informazione), sono occorse più di duecento pagine per metterla a fuoco. È l’Onlife Manifesto, disponibile liberamente in copyleft presso il sito di Springer: una serie di tesi sul modo in cui la tecnologia delle comunicazioni ha cambiato la nostra vita.
Alla base sta appunto il riconoscimento dell’esperienza onlife – online e vita – dove dicotomie scontate come quelle fra reale e digitale o umano e macchina non sono più sostenibili in maniera nitida.Partendo da questa intuizione, il volume si interroga su argomenti attualissimi come la disponibilità sempre maggiore di informazioni (e tutto quello che ne viene in termini di gestione, occultamento, diritto alla privacy…), la responsabilità sempre più “liquida” e divisa fra strumenti e persone (come si distribuisce la colpa nel caso di un’uccisione tramite drone?), le possibilità della partecipazione politica via piattaforme digitali, eccetera.

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